Le competenze cognitive comprendono pensiero critico, creatività, problem solving e metacognizione: strategie operative per aiutare gli studenti a pensare, ragionare e imparare in modo più autonomo.
Conoscere non significa necessariamente saper utilizzare ciò che si conosce. Uno studente può ricordare una definizione, applicare una procedura già esercitata o ripetere correttamente una spiegazione e, nello stesso tempo, avere difficoltà quando deve affrontare una situazione nuova, valutare informazioni diverse, scegliere tra più possibilità o spiegare il ragionamento che lo ha portato a una risposta.
È qui che entrano in gioco le competenze cognitive.
Per la scuola, educare le competenze cognitive significa aiutare gli studenti non soltanto ad acquisire conoscenze, ma a utilizzarle per comprendere, analizzare, collegare, valutare, creare, risolvere problemi e prendere decisioni.
Non è un obiettivo aggiuntivo rispetto all’insegnamento delle discipline. Al contrario, è un modo diverso di insegnarle.
Cosa sono le competenze cognitive?
Con l’espressione competenze cognitive possiamo riferirci all’insieme di processi e capacità che permettono a una persona di utilizzare le proprie conoscenze per affrontare compiti e situazioni.
Tra questi processi troviamo, per esempio:
- comprendere e interpretare informazioni;
- analizzare dati, testi e situazioni;
- stabilire collegamenti;
- formulare ipotesi;
- valutare evidenze e argomentazioni;
- generare idee;
- risolvere problemi;
- prendere decisioni;
- riflettere sulle proprie strategie di pensiero e di apprendimento.
In questa prospettiva, pensiero critico, pensiero creativo, problem solving e decision making non sono “materie” separate, ma modalità di utilizzo delle conoscenze che possono essere esercitate all’interno delle diverse discipline.
L’OCSE, per esempio, considera il pensiero creativo una capacità che può essere sviluppata attraverso l’educazione e che non riguarda soltanto arte e scrittura creativa: può essere utilizzata anche nell’indagine scientifica, nella soluzione di problemi e nell’affrontare questioni sociali.
Questo porta a una prima conseguenza importante per il lavoro dell’insegnante:
Non si insegna a pensare togliendo spazio ai contenuti. Si insegna a pensare utilizzando i contenuti come materia prima del pensiero.
Perché oggi è così importante educare le competenze cognitive?
Gli studenti si trovano quotidianamente davanti a una quantità di informazioni molto maggiore rispetto al passato. Devono confrontarsi con:
- informazioni provenienti da fonti differenti;
- contenuti digitali e social;
- informazioni incomplete o contraddittorie;
- problemi che non hanno una soluzione immediatamente evidente;
- strumenti di intelligenza artificiale capaci di produrre testi, immagini e risposte;
- situazioni nelle quali non basta ricordare una regola, ma occorre decidere come utilizzarla.
L’OCSE, attraverso il Learning Compass 2030, mette al centro proprio la capacità degli studenti di orientarsi in situazioni nuove, sviluppando conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori e assumendo progressivamente maggiore agency rispetto al proprio apprendimento.
Anche il nuovo scenario dell’intelligenza artificiale rende ancora più evidente questa esigenza.
Il framework UNESCO sulle competenze di IA per gli studenti, pubblicato nel 2024, comprende tra gli obiettivi la capacità di esercitare un giudizio critico sulle soluzioni prodotte dall’IA e di utilizzare queste tecnologie in modo responsabile e creativo.
La domanda, quindi, non è più soltanto: “Come faccio a far imparare questo contenuto?”
Ma anche: “Che cosa voglio che gli studenti sappiano fare con questo contenuto?”
Pensiero critico: imparare a valutare e argomentare
Il pensiero critico implica, tra le altre cose, la capacità di esaminare informazioni e argomentazioni, considerare evidenze e formulare giudizi motivati.
A scuola può essere allenato ogni volta che chiediamo agli studenti non soltanto: “Qual è la risposta?”
ma:
- Come sei arrivato a questa conclusione?
- Quali elementi ti fanno pensare che sia corretta?
- Quale prova potrebbe smentirla?
- Quale delle due fonti è più affidabile? Perché?
- Ci sono altre interpretazioni possibili?
- Quali informazioni ti mancano?
Una strategia semplice: “affermazione – prova – ragionamento”
Di fronte a un testo, un problema o una questione, chiediamo agli studenti di distinguere:
- Affermazione: che cosa sostengo?
- Prova: quali elementi sostengono ciò che affermo?
- Ragionamento: perché questi elementi permettono di arrivare a questa conclusione?
Questa struttura può essere utilizzata in italiano, storia, scienze, educazione civica, matematica e nelle altre discipline.
Il confronto tra pari può rafforzare ulteriormente questo lavoro. Una meta-analisi del 2023 (Xu, Wang & Wang, 2023), su 36 studi ha trovato effetti positivi del problem solving collaborativo sul pensiero critico, sottolineando anche il ruolo della durata dell’intervento e degli scaffolding forniti dall’insegnante.
Il punto, però, non è semplicemente “far lavorare in gruppo”.
È progettare situazioni nelle quali gli studenti debbano spiegare, confrontare e mettere alla prova il proprio ragionamento.
Pensiero creativo: produrre, trasformare e migliorare idee
Pensare creativamente non significa semplicemente “avere fantasia”.
Nel framework PISA 2022 il pensiero creativo viene considerato come la capacità di generare idee diverse e originali e di valutarle e migliorarle. Questo è un punto particolarmente interessante per la scuola perché sposta l’attenzione dal prodotto finale al processo.
Possiamo chiedere:
- Quante soluzioni diverse riesci a trovare?
- Come potresti modificare questa soluzione?
- Che cosa succederebbe se cambiassimo una condizione?
- Come potresti ottenere lo stesso risultato in un altro modo?
- Quale soluzione sarebbe più efficace? Perché?
L’OCSE sottolinea inoltre che il pensiero creativo può essere sviluppato attraverso attività intenzionalmente progettate e può essere coltivato insieme all’acquisizione delle conoscenze disciplinari.
Una strategia: prima divergere, poi convergere
Una semplice struttura didattica consiste nel separare due momenti.
Fase 1 – Divergere
Gli studenti producono più possibilità senza valutarle immediatamente.
Fase 2 – Convergere
Le idee vengono confrontate sulla base di criteri espliciti come efficacia; fattibilità; originalità; sostenibilità; chiarezza; coerenza con il problema.
In questo modo creatività e pensiero critico lavorano insieme.
Ed è esattamente questa combinazione a rendere interessante il processo: prima produco possibilità, poi le valuto.
Problem solving: imparare ad affrontare ciò che non sappiamo ancora risolvere
Un problema complesso non è semplicemente un esercizio difficile. È una situazione nella quale la soluzione non è immediatamente disponibile e lo studente deve decidere come procedere.
Un processo di problem solving può comprendere:
- comprendere il problema;
- individuare le informazioni disponibili;
- definire ciò che occorre scoprire;
- formulare ipotesi;
- scegliere una strategia;
- sperimentare;
- verificare il risultato;
- eventualmente modificare la strategia.
Il rischio, nella didattica, è aiutare troppo presto. Quando l’insegnante suggerisce immediatamente quale procedura utilizzare, elimina proprio quella parte del lavoro cognitivo che vorrebbe sviluppare.
Meglio domande che anticipano la soluzione
Invece di: “Devi fare così.” possiamo chiedere:
- Da dove potresti cominciare?
- Quali informazioni sono importanti?
- Quale strategia potresti provare?
- Perché hai scelto questa?
- Come puoi verificare se funziona?
- Se non funziona, cosa puoi modificare?
L’obiettivo non è lasciare lo studente completamente solo. È fornire scaffolding, cioè un sostegno proporzionato al bisogno, che possa progressivamente essere ridotto.
Decision making: imparare a scegliere
Anche scegliere è un’attività cognitiva. A scuola gli studenti prendono continuamente decisioni:
- quale strategia utilizzare;
- quale informazione considerare importante;
- quale fonte utilizzare;
- quale soluzione preferire;
- come organizzare un lavoro;
- quale argomento sostenere.
Possiamo trasformare queste situazioni in occasioni esplicite di apprendimento.
Una semplice procedura può essere:
- Quali sono le alternative?
- Quali criteri utilizziamo per confrontarle?
- Quali conseguenze possiamo prevedere?
- Quale alternativa scegliamo?
- Perché?
La domanda finale è fondamentale.
Chiedere “Perché hai scelto questa soluzione?” costringe infatti a rendere espliciti criteri e ragionamento.
La metacognizione: insegnare agli studenti a osservare il proprio pensiero
C’è una competenza trasversale che può sostenere tutte le precedenti: la metacognizione.
In termini semplici, significa aiutare gli studenti a diventare consapevoli dei propri processi di apprendimento e a imparare a regolarli.
La ricerca raccolta dall’Education Endowment Foundation (2025) continua a considerare metacognizione e autoregolazione un approccio ad alto impatto, soprattutto quando le strategie vengono insegnate esplicitamente e applicate all’interno dei normali contenuti curricolari.
Questo significa che non è necessario introdurre una nuova “lezione sulla metacognizione”. Possiamo inserirla nelle attività che già facciamo.
Prima del compito
Pianificare
- Che cosa devo fare?
- Da dove posso cominciare?
- Quale strategia posso utilizzare?
Durante il compito
Monitorare
- Sto procedendo nella direzione giusta?
- Come faccio a capire se la mia strategia sta funzionando?
- Devo cambiare qualcosa?
Dopo il compito
Valutare
- Che cosa ha funzionato?
- Dove ho incontrato difficoltà?
- Che cosa farei diversamente la prossima volta?
L’EEF sottolinea in particolare l’utilità del modeling, cioè del rendere visibili i processi di pensiero dell’insegnante attraverso il think aloud: l’insegnante mostra, verbalizzandolo, come affronta un problema, pianifica una risposta o controlla il proprio lavoro.
Per esempio:
“Non sono sicuro di quale strategia utilizzare. Prima provo a capire esattamente che cosa mi viene chiesto. Quali informazioni ho? Quali mi servono?”
Non stiamo semplicemente risolvendo il problema.
Stiamo mostrando agli studenti come pensa una persona mentre lo risolve.
Le competenze cognitive non si sviluppano con attività isolate
Questo è forse il punto più importante per un insegnante. Non basta proporre occasionalmente:
- un debate;
- un brainstorming;
- un problema aperto;
- un lavoro di gruppo;
- un’attività creativa.
Una singola attività difficilmente costruisce una competenza stabile. Le competenze cognitive hanno bisogno di frequenza, esplicitazione, pratica e riflessione.
In altre parole, non basta chiedere agli studenti di pensare. Occorre anche aiutarli a capire come stanno pensando.
Ecco perché una stessa struttura può essere ripresa in discipline diverse.
Per esempio, la domanda: “Quali prove sostengono la tua conclusione?” può comparire:
- in storia, davanti a una fonte;
- in scienze, davanti a un’ipotesi;
- in italiano, davanti all’interpretazione di un testo;
- in educazione civica, davanti a una posizione su un problema;
- in matematica, davanti alla scelta di una strategia.
La competenza diventa così progressivamente riconoscibile e trasferibile.
Come cambiare una normale attività senza stravolgere la lezione
Non sempre occorre progettare una nuova attività. Spesso è sufficiente modificare alcune domande.
Da…
“Qual è la risposta corretta?”
A…
“Quali elementi ti portano a questa risposta?”
Da…
“Risolvi il problema.”
A…
“Quale strategia scegli per affrontarlo? Perché?”
Da…
“Trova una soluzione.”
A…
“Trova almeno tre soluzioni e confrontale.”
Da…
“Studia questo argomento.”
A…
“Quali informazioni sono più importanti? Come hai deciso?”
Da…
“Hai sbagliato.”
A…
“Dove pensi che il tuo ragionamento abbia preso una direzione diversa da quella prevista?”
Sono micro-cambiamenti, ma modificano profondamente il tipo di attività cognitiva richiesta allo studente.
Una checklist per progettare attività che fanno pensare
Prima di proporre un’attività, l’insegnante può chiedersi:
- Lo studente deve soltanto ricordare oppure deve utilizzare ciò che sa?
- Esiste una sola strada possibile oppure ci sono alternative?
- Deve spiegare il proprio ragionamento?
- Deve confrontare informazioni, strategie o punti di vista?
- Deve prendere una decisione?
- Deve produrre e poi valutare delle idee?
- Ha l’occasione di verificare e correggere il proprio ragionamento?
- Alla fine deve riflettere sulla strategia utilizzata?
Più risposte sono positive, più è probabile che l’attività coinvolga processi cognitivi complessi.
Il ruolo dell’insegnante: da dispensatore di risposte a facilitatore del pensiero
Educare le competenze cognitive non significa lasciare gli studenti da soli. Al contrario, richiede un insegnante molto presente, ma con un ruolo diverso.
L’insegnante:
- formula domande significative;
- modella strategie;
- rende espliciti i processi di pensiero;
- fornisce scaffolding;
- costruisce occasioni di confronto;
- utilizza l’errore come informazione;
- aiuta gli studenti a verbalizzare le strategie;
- riduce gradualmente il sostegno.
Il passaggio fondamentale è da:
“Ti spiego come si fa.”
a:
“Ti aiuto a capire come puoi affrontarlo.”
Questa prospettiva è coerente anche con l’idea dell’OECD Teaching Compass del docente come professionista capace di progettare e adattare l’esperienza di apprendimento, piuttosto che semplice esecutore di un programma.
Insegnare a pensare è una scelta quotidiana
Le competenze cognitive non si sviluppano attraverso una dichiarazione di intenti. Si sviluppano attraverso le micro-scelte didattiche quotidiane.
Ogni volta che chiediamo: “Come lo sai?” stiamo educando il pensiero critico.
Ogni volta che chiediamo: “Quante possibilità riesci a trovare?” stiamo educando la creatività.
Ogni volta che chiediamo: “Quale strategia potresti provare?” stiamo educando il problem solving.
Ogni volta che chiediamo: “Perché hai scelto questa?” stiamo educando il decision making.
E ogni volta che chiediamo: “Come hai pensato?” stiamo educando la metacognizione.
Forse, quindi, la domanda da portare in classe non è:
“Come posso fare un’attività sulle competenze cognitive?”
Ma:
“Come posso progettare la prossima attività in modo che i miei studenti debbano pensare un po’ di più?”
È un piccolo cambiamento di prospettiva.
Ma, ripetuto nel tempo, può cambiare profondamente il modo in cui gli studenti imparano.
FAQ
Che cosa sono le competenze cognitive?
Sono capacità e processi che permettono agli studenti di utilizzare le conoscenze per comprendere, analizzare, valutare, creare, risolvere problemi e prendere decisioni. Comprendono, tra le altre, pensiero critico, pensiero creativo, problem solving e metacognizione.
Quali sono le principali competenze cognitive da sviluppare a scuola?
Tra le più importanti troviamo pensiero critico, pensiero creativo, problem solving, capacità decisionale, ragionamento, comprensione, pianificazione, monitoraggio e valutazione del proprio apprendimento.
Le competenze cognitive si possono insegnare?
Sì, ma non attraverso semplici esercizi astratti. La ricerca indica l’importanza di insegnare e modellare esplicitamente strategie di pensiero e di applicarle ai normali contenuti curricolari. La metacognizione, per esempio, può essere sviluppata attraverso pianificazione, monitoraggio e valutazione delle strategie utilizzate.
Come sviluppare il pensiero critico in classe?
È utile proporre domande aperte, confronto tra fonti, problemi autentici, argomentazione e discussione. Una domanda particolarmente efficace è: “Quali prove sostengono la tua conclusione?”
Come sviluppare il pensiero creativo a scuola?
Si possono proporre compiti aperti nei quali gli studenti devono generare più idee, trovare soluzioni alternative, modificare una soluzione esistente e successivamente valutarne qualità ed efficacia. L’OCSE considera proprio generazione, valutazione e miglioramento delle idee componenti del pensiero creativo.
Come sviluppare il problem solving?
È utile proporre problemi nei quali il metodo di soluzione non sia già indicato. L’insegnante può guidare attraverso domande, fornire strumenti e strategie quando necessario e chiedere agli studenti di spiegare e verificare il procedimento seguito.
Che differenza c’è tra problem solving e pensiero critico?
Il problem solving riguarda soprattutto il processo attraverso cui si affronta una situazione problematica e si cerca una soluzione. Il pensiero critico riguarda maggiormente l’analisi, la valutazione delle informazioni e delle argomentazioni e la formulazione di giudizi motivati. Nella pratica, tuttavia, i due processi sono spesso strettamente intrecciati.
La metacognizione è una competenza cognitiva?
Sì, anche se ha una funzione particolare: riguarda la consapevolezza e la regolazione dei propri processi cognitivi e di apprendimento. Aiuta quindi gli studenti a scegliere strategie, monitorarne l’efficacia e modificarle quando necessario.
È necessario dedicare una lezione specifica alle competenze cognitive?
Non necessariamente. Una delle strategie più efficaci è integrarle nelle normali attività disciplinari. Invece di aggiungere nuove attività, si possono modificare consegne, domande, modalità di confronto e momenti di riflessione.
Il lavoro di gruppo sviluppa automaticamente le competenze cognitive?
No. Il semplice fatto di lavorare in gruppo non garantisce lo sviluppo del pensiero critico o del problem solving. Il lavoro collaborativo diventa cognitivamente significativo quando gli studenti devono spiegare, confrontare, argomentare, prendere decisioni e costruire insieme una soluzione. La ricerca sul collaborative problem solving mostra risultati positivi, ma evidenzia anche l’importanza del tipo di intervento e dello scaffolding dell’insegnante.
Come posso capire se sto realmente sviluppando le competenze cognitive?
Osservando non soltanto il risultato, ma il processo. Chiediti se gli studenti sanno spiegare come hanno affrontato un compito, perché hanno scelto una strategia, quali evidenze hanno utilizzato e che cosa cambierebbero in una situazione successiva.
Riferimenti essenziali
- OECD (2024), PISA 2022 Results, Volume III: Creative Minds, Creative Schools. OECD Publishing.
- OECD (2023), PISA 2022 Assessment and Analytical Framework, sezione sul Creative Thinking. OECD Publishing.
- OECD (2024), New PISA results on creative thinking: Can students think outside the box?, PISA in Focus No. 125.
- Education Endowment Foundation (2025), Metacognition and Self-Regulated Learning, Second Edition.
- Education Endowment Foundation (2025), Metacognition and self-regulation evidence review.
- Xu, E., Wang, W. & Wang, Q. (2023), The effectiveness of collaborative problem solving in promoting students’ critical thinking: A meta-analysis based on empirical literature, Humanities and Social Sciences Communications, 10, 16.
- UNESCO (2024), AI Competency Framework for Students.
- OECD, The OECD Learning Compass 2030.
- OECD (2025), OECD Teaching Compass: Reimagining teachers as agents of curriculum changes.

