Ci troviamo continuamente a prendere decisioni, dalle più piccole, come l’abito da indossare, all’auto da comprare. Queste scelte implicano l’espressione di una preferenza. Tuttavia, comportano pochi rischi in caso di errore.
La competenza decisionale costituisce una delle life skills per una vita soddisfacente. Vuol dire sapere scegliere in modo adeguato e soddisfacente. È fondamentale valutare le opzioni disponibili e le loro conseguenze nelle diverse situazioni e in differenti contesti di vita.
Decisioni ed emozioni
Abbiamo visto nell’articolo “Stress, emozioni e decisioni: il modello conflittuale” quanto lo stress che deriva dal conflitto decisionale abbia un ruolo nelle scelte. Esso favorisce l’attuazione di alcune modalità rispetto ad altre.
Emozioni prima della scelta
In questa sezione approfondiamo alcune emozioni che accompagnano le fasi iniziali del processo decisionale.
Il rimpianto anticipato
Quante volte ci è capitato di preoccuparci per le perdite possibili implicate nella scelta da fare? Di non riuscire a decidere, come se qualcosa mancasse ancora nella nostra valutazione?
- le perdite utilitarie per sé
- le perdite per le persone significative
- l’autodisapprovazione
- la disapprovazione sociale.
La valutazione dei danni materiali e morali nella fase che precede la scelta è importante. Questo aiuta a evitare il rimpianto e le emozioni ad esso legate, come il senso di colpa e l’umiliazione.
Ci sono anche obiettivi costanti per la persona come il mantenimento dell’auto-stima e dell’approvazione sociale, soprattutto delle persone più care.
Il rimpianto anticipato svolge una funzione fondamentale. Esso motiva la persona ad avere una visione chiara e completa della situazione prima di impegnarsi.
Timore di sbagliare e indecisione
La tendenza a non decidere in fretta produce in genere buoni risultati. Talvolta, però, essa viene influenzata dalla consapevolezza di non potere conoscere tutte le conseguenze possibili di un’azione.
Prendiamo il caso di una donna che scopre di avere un nodulo al seno. Cosa dovrebbe fare? Quali alternative ha di fronte a sé?
- Andare dal medico
- Aspettare e vedere se il nodulo sparisce.
La decisione più saggia è di rivolgersi al proprio medico in fretta per chiedere un consulto.
Ma andare dal medico comporta il rischio di vedere confermati i propri timori sul tumore, forse di doversi sottoporre ad una mastectomia e ad eventuali trattamenti di chemioterapia. Forse rischierebbe di morire.
Le paure legate all’eventuale scoperta del tumore la spingono a rimandare la visita con varie scuse ad un momento migliore.
Emozioni dopo avere scelto
Cosa capita quando abbiamo selezionato l’alternativa e l’abbiamo messa in pratica? Altre emozioni arrivano, come il senso di obbligazione e di impegno che proviamo quando la decisione diventa effettiva.
L’impegno (commitment) legato alla disapprovazione sociale
Con il passaggio all’azione ci leghiamo a quanto abbiamo scelto. Ciò espone al giudizio degli altri e l’approvazione sociale diventa un elemento fondamentale nella valutazione delle alternative. Cambiare idea implica il rischio di perdere l’appoggio delle persone significative.
Impegno e auto-approvazione
Non è solo la preoccupazione di ciò che pensano gli altri ad influenzarci. Il grado di fatica, lo sforzo cognitivo e l’investimento emotivo legati alla scelta influenzano il grado dell’impegno ad aderire ad essa.
Il conflitto post-decisionale e il rimpianto spontaneo
Nel periodo che segue l’esecuzione della decisione, nuovi elementi possono sorgere. Questi possono contribuire a far nascere la sensazione di avere commesso un errore.
Ritornano forti emozioni negative legate alla sensazione di aver sbagliato. Questo include senso di colpa, rabbia e profondi dubbi non solo sulla scelta fatta, ma anche sulle proprie capacità di decidere.
- Con la fuga difensiva si riafferma la decisione già presa. Si può evitare il conflitto
- sospendendo qualsiasi azione risolutiva (procrastinare), spesso con metodi che distraggono dal problema pressante, come l’abuso di alcool o sostanze stupefacenti, o stancandosi con attività fisiche.
- Un’altra modalità di evasione consiste nel negare le proprie responsabilità, attribuendo il fallimento alle circostanze avverse o ad un capro espiatorio.
- Infine, si può mantenere la propria posizione sostenendola ad oltranza attraverso razionalizzazioni ed altri meccanismi di difesa. Così si può calmare, almeno temporaneamente, il conflitto interiore. Se però questo riappare, allora occorre modificare la modalità di gestione.
- Si può utilizzare l‘iper-vigilanza: si cambia rapidamente il corso di azione attuale modificando le emozioni e gli atteggiamenti verso la decisione precedente, perché diventa indispensabile alleviare la tensione originata dalla consapevolezza dell’errore fatto. Così si annulla la scelta sbagliata agendo come se non si fosse mai fatta.
- Con la modalità vigile la persona comprende i rischi del cambiare così come quelli della decisione attuale e riesce a modificare l’azione iniziata attraverso piccoli passi. Così arriva ad una soluzione di compromesso che elimina le difficoltà maggiori che avevano creato il conflitto emotivo.
Nonostante le prevedibili differenze individuali nella predilezione di una forma di risoluzione del conflitto post-decisionale rispetto ad un’altra, di solito si può passare da una modalità all’altra.
Quali sono le tue modalità di scelta? Quali emozioni accompagnano le tue decisioni e quanto frequentemente ti penti di quel che hai deciso?
Le emozioni sono un aspetto cruciale in ogni processo decisionale. Comprendere il loro impatto può migliorare la qualità delle scelte fatte.
FAQ:
1. Qual è il ruolo delle emozioni nelle decisioni?
Le emozioni nelle decisioni influenzano la valutazione delle alternative, la percezione dei rischi e il livello di impegno verso la scelta effettuata.
2. Cos’è il rimpianto anticipato?
È l’emozione che proviamo prima di scegliere, quando immaginiamo possibili perdite o conseguenze negative. Aiuta a valutare meglio la situazione, ma può anche bloccare.
3. Perché la paura può portare all’indecisione?
Perché temere conseguenze negative (dolore, giudizio, fallimento) può spingere a rimandare la scelta, anche quando agire sarebbe più funzionale.
4. Cosa succede dopo aver preso una decisione?
Possono emergere impegno, senso di responsabilità, ma anche dubbi e conflitto post-decisionale, soprattutto se compaiono nuove informazioni.
5. Cos’è il conflitto post-decisionale?
È la tensione emotiva che nasce dopo una scelta, accompagnata da rimpianto, senso di colpa o bisogno di giustificare la decisione presa.
6. Si possono migliorare le proprie modalità decisionali?
Sì, sviluppando consapevolezza emotiva, capacità di valutazione realistica delle conseguenze e strategie di gestione del conflitto interiore.
Bibliografia
JANIS, I. L., & MANN, L. (1977). Decision making: a psychological analysis of conflict, choice and commitment. New York: The Free Press.
Bibliografia
JANIS, I. L., & MANN, L. (1977). Decision making: a psychological analysis of conflict, choice and commitment. New York: The Free Press.
Estratto dalla tesi di laurea
Matini. C. (1995). Prendere decisioni e l’assunzione dei rischi nell’adolescenza. Modelli teorici e prospettive educative.
Le emozioni giocano un ruolo cruciale nel processo decisionale. Comprendere il loro impatto può migliorare la qualità delle scelte fatte.


