Cosa c’entra una metodologia didattica come il cooperative learning con l’orientamento professionale? Come psicologa dell’educazione, formatrice e career coach, ho nel tempo compreso l’importanza della flessibilità personale per raggiungere gli obiettivi professionali. Ho sperimentato direttamente l’utilità delle contaminazioni tra campi professionali per arricchire l’efficacia dei miei interventi. Ogni professione ha le sue specificità, anche metodologiche. Tuttavia, l’esperienza sul campo mi dimostra continuamente come innovare le proprie pratiche costituisca una direzione indispensabile per garantire ai propri clienti la massima efficacia operativa. In questo articolo approfondirò come il cooperative learning sia una risorsa interessante e fruttuosa per la pratica orientativa svolta nei contesti gruppali. Il cooperative learning si sviluppa a partire dagli anni ’60 negli Stati Uniti e, in parallelo, in Europa e Israele. E’ una metodologia didattica che utilizza il piccolo gruppo per lavorare su obiettivi di apprendimento. Nasce per il mondo scolastico e si sviluppa con grande ricchezza di metodi e tecniche. Tra le sue origini dalla psicologia sociale di Lewin e di Deutsch, dalla psicologia di Piaget, Vygotskij e Thelen (Comoglio e Cardoso, 1996). Gli autori più significativi che hanno fatto la storia di questo approccio educativo sono: Il cooperative learning si configura come una grande varietà di tecniche di lavoro di gruppo (oltre 200), sostenuta da una mole di ricerca educativa che ne attesta in modo inequivocabile l’efficacia. È un approccio educativo ancora molto vitale nonostante l’età avanzata. Sembra che abbia superato il rischio di essere una moda passeggera e si configuri come una valida strategia didattica per migliorare le prestazioni accademiche, le relazioni sociali in classe, la motivazione e l’autostima. Ha chiaramente i suoi limiti e le sue controindicazioni, ma sono poche, ed esula dagli obiettivi di questo articolo parlarne. In cosa consiste concretamente? Usare l’apprendimento cooperativo vuol dire dedicare attenzione e tempo alla progettazione del contesto di apprendimento che orienterà i comportamenti individuali e di gruppi nella direzione desiderata. Questo è anche un obiettivo della consulenza di orientamento professionale… Alcuni principi di fondo vanno attentamente rispettati mediante decisioni molto concrete: Per un approfondimento ulteriore suggerisco di leggere il mio post “Cosa è il Cooperative Learning e come funziona in pratica” Ho lavorato a dicembre 2019 nell’ambito di alcuni corsi di formazione professionale che prevedevano alcune ore di orientamento finale per l’accompagnamento al lavoro. Ho deciso di focalizzare il lavoro del gruppo, circa 15 giovani di età compresa tra 22 e 30 anni, su uno specifico tema “Identità professionale e soddisfazione personale”. Abbiamo speso 4 ore a riflettere sul lavoro dei sogni e sulle proprie competenze, attuali e potenziali. Attraverso diversi stimoli, sono stati sviluppati per ciascuno un piano d’azione rispettoso di sé ma attento al contesto in cui inserirsi. Abbiamo lavorato con attività individuali e di piccolo gruppo. Naturalmente, i gruppi sono stati cooperativi, perché ho usato la tecnica cooperativa dell’ Intervista di gruppo. Come ha funzionato? Ho diviso la classe in gruppi di 4 e ho dato le consegne. La prima fase del lavoro è consistita in un’attività individuale in cui ciascuno ha dovuto riflettere su di sé per prepararsi a rispondere alle domande che avevo preparato. Successivamente, ciascuno ha avuto del tempo per esprimere il suo pensiero, stimolato da domande dei componenti del suo gruppo. Questa tecnica consente di garantire a tutti i partecipanti Il compito era focalizzato sull’analisi del profilo professionale che hanno fatto prima individualmente e ragionando nel gruppo di 4; questo ha consentito un approfondimento personale indispensabile per la crescita personale, ma anche un utile confronto di idee che è servito ad evidenziare linee di sviluppo comuni. Dove sta quindi l’interazione proficua tra questa pratica didattica e l’orientamento professionale? Qualsiasi professionista che si occupa dei processi individuali e di gruppo per l’acquisizione di competenze cognitive, sociali, emotive non può esimersi dall’avere nel proprio bagaglio professionale un insieme di strategie di intervento la cui efficacia dovrebbe essere corroborata da evidenze di ricerca. Occuparsi di orientamento vuol dire tra l’altro Questo passa dall’attenzione duplice, prima sulla qualità dell’esperienza di apprendimento e poi sulla pratica delle abilità relazionali. Il focus deve essere sulla qualità dei processi di apprendimento e in questo senso il cooperative learning costituisce una risorsa preziosa per costruire percorsi di gruppo per l’orientamento professionale. Utilizzare tecniche cooperative per le esercitazioni di gruppo vuol dire attingere al potere del coinvolgimento attivo per favorire un apprendimento significativo, cioè collegato alle esperienze personali, duraturo nel tempo e legato ad emozioni positive. Come orientatori usiamo già tecniche coinvolgenti come il role play e le simulate per favorire, ad esempio, un’esperienza diretta di colloqui di lavoro in contesto protetto. Questo costituisce il momento della pratica, di solito dopo le nostre spiegazioni teoriche… Solitamente in queste situazioni di gruppo solo poche persone si attivano, molte rimangono silenziose, sullo sfondo delle interazioni del gruppo, limitando così fortemente il loro potenziale apprendimento. Come potremmo trasformare l’esperienza aumentando il grado di coinvolgimento per tutto il gruppo? Ad esempio, potremmo costruire un percorso di studio di gruppo su materiali cartacei e video in cui i piccoli gruppi costruiscono autonomamente le conoscenze utili per svolgere un buon colloquio. Potremmo chiedere loro di redigere un vademecum che sia utile a chi, dopo di loro, avrà lo stesso obiettivo. L’esperienza potrebbe nascere dalle loro domande iniziali, dai loro dubbi così da creare gruppi basati sull’interesse per trovare le risposte alle loro domande. Dovremmo mettere a disposizione dei gruppi materiali e strumenti per potere lavorare in autonomia, seppure sotto il nostro attento controllo, dare loro indicazioni operative su come procedere e sui tempi disponibili e informarli dei criteri per valutare la qualità del prodotto che ogni gruppo svilupperà. Dovremmo, infine, avere fiducia nelle capacità dei gruppi e nella tecnica cooperativa scelta, lasciando liberi i gruppi di lavorare. Dall’analisi dei prodotti sviluppati attorno ad aree strategiche dei contenuti potremmo poi proseguire con riflessioni di gruppo, individuali e con role play e simulate, a quel punto solidamente fondate su conoscenze già elaborate individualmente e non solo trasmesse da noi. Altro grande valore potenziale delle tecniche cooperative per l’orientamento passa dalla focalizzazione sulle abilità relazionali che nel lavoro di gruppo cooperativo sono essenziali per il successo del lavoro. Senza la capacità di comunicare efficacemente, di svolgere ruoli di compiti e di relazione (leadership), di gestire momenti di conflitto, di risolvere problemi e prendere decisioni (Matini, 2019), un gruppo correrà il rischio di bloccarsi di fronte ai naturali ostacoli del lavoro assieme. La consapevolezza delle soft skills e il loro sviluppo sono un’area importante per l’orientamento formativo. Naturalmente esistono molti approcci pedagogici per il training sulle competenze trasversali e non è indispensabile usare le metodiche cooperative. Mi limito a considerare come alcuni approcci di cooperative learning abbiano sviluppato programmi per lo sviluppo e la pratica delle abilità relazionali utili per il teamwork. Ad esempio, esistono tecniche cooperative per la pratica di abilità come Nella mia personale esperienza, credo che il cooperative learning abbia molti vantaggi per un trainer o un orientatore: Puoi cioè proporre una attività di studio sui diversi modelli di curriculum vitae e contestualmente fare un’esperienza di teamwork su cui potrai successivamente fare riflettere in termini di abilità sociali. Tu cosa ne pensi? Riferimenti Articolo ripreso e modificato da quello pubblicato sul sito dell’associazione ADIFOR (Dire, Fare, Orientare Associazione di Promozione Sociale) nel luglio 2021Cosa è il cooperative learning
Cooperative learning per l’orientamento professionale: un piccolo esempio personale
Cooperative learning e orientamento professionale
Sostenere i processi di apprendimento nell’orientamento formativo e nella didattica orientativa
Sostenere lo sviluppo delle soft skills
Comoglio M. e Cardoso M.A., Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning. LAS Roma 1996
Kagan S. Apprendimento cooperativo. L’approccio strutturale. Edizioni Lavoro Roma 2000
Matini, C., Cooperative Learning: istruzioni per l’uso. Perugia: ELF, 2019. Disponibile anche in ebook.Scopri il servizio di Orientamento alla scelta
FAQ:
1. Cos’è l’orientamento professionale e a cosa serve?
L’orientamento professionale aiuta le persone a conoscere meglio sé stesse, sviluppare competenze e costruire un percorso di lavoro coerente con i propri obiettivi nel contesto del mercato di lavoro attuale.
2. In che modo il cooperative learning supporta l’orientamento?
Le attività cooperative favoriscono il confronto, la partecipazione attiva e lo sviluppo di competenze utili per affrontare il mondo del lavoro e per un efficace orientamento professionale
3. Quali competenze si sviluppano nei percorsi di gruppo?
I percorsi di gruppo aiutano a migliorare soft skills come comunicazione, ascolto attivo e problem solving, fondamentali per l’orientamento professionale.
4. Perché il lavoro di gruppo è utile nell’orientamento professionale?
Il lavoro di gruppo permette di condividere idee, riflettere sulle proprie capacità e sperimentare situazioni realistiche legate alla crescita professionale.
5. Quali tecniche possono essere utilizzate nei percorsi di orientamento?
Tra le tecniche più efficaci ci sono role play, simulate, interviste di gruppo e attività cooperative che aumentano coinvolgimento e apprendimento attivo.


